“Gli Sdraiati” va al cinema. Serra, Bisio e l’annichilimento adolescenziale

Dal 23 novembre sarà al cinema, ma al di là del libro che pure ho letto, il mio approccio con “Gli sdraiati” è avvenuto a teatro.

Qualche anno fa al Bellini di Napoli sono andata a vedere “Father and son”. In scena un unico attore, Claudio Bisio. Un monologo lunghissimo, di difficile interpretazione, ma immortalato davanti ai presenti da uno dei più grandi artisti del panorama italiano. Bisio, citando molti passi tratti da “Gli Sdraiati” di Michele Serra, ha calcato il palcoscenico partenopeo analizzando in maniera ironica, a tratti dissacrante, ma sempre profondamente, il rapporto padre-figlio. In quell’occasione, i miei occhi si muovevano ammirati su di lui immerso in una atmosfera “povera”, direi essenziale tra musica, canzoni e drammi esistenziali raccontati prima a bassa voce e poi urlati in faccia a genitori e figli seduti in platea.

Fu quell’inventiva sfrenata, fatta di ingredienti unici come comicità, brutalità e moralità di Claudio Bisio a farmi decidere di acquistare e leggere il libro di Serra.

Racconto, saggio, monologo interiore, a tratti romanzo, un po’ diario. Sono tanti i modi per definire Gli sdraiati (ed. Feltrinelli), un libro di circa cento pagine che mette a nudo il rapporto tra figli e genitori. Un’opera che Serra scrive per fare un’analisi vera delle nuove generazioni.

Sono tre le storie che s’intrecciano in questo pur breve lavoro. La principale riguarda appunto il rapporto fra un padre e suo figlio adolescente, distratto e irriverente, incapace di rispettare regole di vivere comune, a partire dall’igiene della casa. A

contorno di questa trama vi sono alcuni estratti di un romanzo fantascientifico che Serra dichiara di voler un giorno scrivere, un testo su una futuribile guerra finale fra giovani e anziani. Infine, c’è un’escursione che il padre vorrebbe fare con il figlio a Colle della Nasca, uno dei luoghi naturalistici preferiti dall’autore.

Partiamo dal padre e dal figlio “Tizio”, che mai prende nome nella vicenda. Una scelta astratta che probabilmente sta ad indicare la volontà stessa dello scrittore di dare un volto immaginario all’adolescente, che può diventare il figlio di ognuno di noi. Persino la nostra coscienza, si interroga sulla vicenda: “Mi sono trovato in questa situazione?” Un po’ di luoghi comuni, affrontati in modo concreto, con ironia e voglia di comprendere il reale evolversi delle cose e delle persone, in particolare dei giovani, così diversi dalle vecchie generazioni.

«Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica».

Il paradosso contro cui il lettore si viene a scontrare nell’opera di Michele Serra – giornalista e autore televisivo, opinionista e opinion leader di un’intera generazione di ex giovani promettenti e ribelli – è: come si può partecipare alla vita dei propri figli adolescenti?
Serra entra nel mondo degli adolescenti per scandagliarlo nel profondo. Non risparmia nulla, né ai padri né ai figli, racconta delle ostilità, i sensi di colpa. Lo studio diventa sempre più profondo fino al raggiungimento di una consapevolezza:

 «Siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea… e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare “che bello!”, di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete – potete, dovete – concedere. Il poco che riuscite a rubare a un mondo già saccheggiato, ve lo tenete stretto. Non ce lo dite, “questo mi piace”, per paura che sia già piaciuto anche a noi. Che vi venga rubato anche quello».

Ed ora? non vedo l’ora di andare al cinema il 23 novembre per il film. Nel cast torna il “primo amore” – consentitemi il termine – che mi ha portato alla scoperta della scrittura di Michele Serra. A vestire i panni del padre c’è ancora una volta Claudio Bisio con Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo e Gigio Alberti. La regia è di Francesca Archibugi, che già in passato, con grande sensibilità, ha saputo ritrarre il territorio dell’infanzia filmata in maniera minimalista, quasi invisibile, che mette al centro di tutto le personalità dei personaggi. Dalle sofferenze dei giovani ha imparato come affrontare quelle degli adulti. In “Gli Sdraiati” il film ci porterà all’interno dell’italia del nostro tempo.

Sonia

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